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Quando la creatività è un fiume impetuoso

Come scorreva la mia vita

Una mattina di due anni fa mi sono alzata.

Poi sono tornata a letto. Ci sono rimasta tutto il giorno, vittima dei miei stessi pensieri, di fatiche autoindotte, di desideri non realizzati, di delusioni causate da aspettative troppo alte, di ruoli non pienamente interpretabili, ma anche di una discreta emicrania (mia compare quasi da sempre).

Allora vivevo in una ex scuola elementare nel Regno di Hossyio (di cui restano ampie testimonianze sul mio profilo Instagram), un luogo isolato e misterioso (anche per chi ci abita) sull'Appennino pavese, da me rinominato e reinterpretato in chiave fantasy con foto e racconti. I boschi, che amo da sempre, sembravano incombere su di me più che circondarmi, e la maternità era un'esperienza costellata di punti interrogativi che si accendevano e si spegnevano di continuo, come insegne al neon sul punto di fulminarsi. E poi c'era la solitudine, uguale a quella cantata dalla Pausini ma senza la città, né la scuola che, appunto, aveva chiuso da almeno cinque decenni (inutile che vi dica che, mancando la stazione, non passavano neppure i treni delle 7.30). In compenso avevo mio marito, Mauro, uomo dotato di scorte limitate di pazienza, ma che usava interamente per stare accanto a me. Il fiume della mia vita scorreva impetuoso in terre desolate, senza conoscere una foce per espandersi e fondersi col mare, senza poter esondare.

Esondazione creativa incontrollata

Quella mattina sono tornata a letto, ma senza riposare. Ero sfinita, ma mentre la mia forza fisica era andata a farsi un giro molto molto lontano da lì, la mia immaginazione continuava a lavorare incessantemente, vorticosamente, partorendo idee su idee su idee, che venivano generate mio malgrado. Ero come un pizzaiolo al lavoro alle ventuno del sabato sera a Ferragosto, per intenderci, ma anziché margherite e diavole, sfornavo idee.

 

Peccato che non avevo il tempo né la capacità, né la disposizione d'animo per realizzarle. Eppure erano lì, mi sembrava di sfiorarle. Immaginavo finalmente il mio successo lavorativo dovuto alla mia indole creativa. Poi partiva una voce, la voce di un competitor oppure di un cliente perso, e mi criticava impietosamente. Allora iniziavo a piangere. Ma non potevo fare a meno di creare e di fantasticare. Questo fu in sostanza il ciclo che portava all'esondazione incontrollata della mia creatività: mi stancavo enormemente su diversi progetti inadeguati al mio stile di vita del momento, restavo senza energie, mi sentivo in difetto, odiavo quello che avevo fatto, odiavo la mia vita, restavo senza motivazione ed energie; allora mi fermavo qualche giorno, mi riposavo, ritrovavo l'entusiasmo, ricominciavo da capo. La mia vita era un fiume impetuoso. La mia creatività era la mia vita? La mia creatività ero io o non ero io? Era proprio necessario ridursi così una volta al mese? Domande difficili a cui non sapevo rispondere.

Ma poi mi sono alzata

Sì, quel famoso giorno di cui vi stavo raccontando, sei o sette ore dopo, mi sono alzata dal letto. Ma non mi sono risollevata (non subito e, a dire il vero, lo sto ancora facendo adesso).

Allora ero stanca, insoddisfatta e sola. I problemi familiari e professionali continuavano a tormentarmi. Un anno dopo, come ciliegina sulla torta, ha avuto inizio la pandemia, durante la quale sono rimasta incinta della mia splendida Lia. Con la sua nascita la fatica ha iniziato ad aumentare, assieme alla frustrazione di non poter continuare il mio amato lavoro, e mi sentivo sul punto di implodere di creatività inespressa.

Esondazione creativa controllata

Leggi anche: esondazione creativa necessaria per sopravvivere a un periodo che, già di per sé, per moltissime persone, è stato turbolento, e per troppi anche spaventoso. 

L'episodio della pioggia di idee si è ripetuto molte altre volte dopo che ho ripreso a creare, senza costringermi a letto, ma provocandomi un forte malessere generale. Dopo il trasferimento in lande meno desolate, che ha contribuito ad un netto miglioramento del mio equilibrio, ho intrapreso un percorso di coaching finalizzato alla mia crescita professionale ma, a causa del mio stato mentale, faticavo a proseguire.

Ad ottobre, inoltre, mi sono rivolta ad una psicoterapeuta che collabora con la ginecologa che mi seguiva in gravidanza, perché non ero in grado di decidere quasi nulla in merito al mio parto, e inoltre ero ancora segnata dall'esperienza precedente (ossia la nascita del mio primo figlio). Lungi dall'avermi aiutata solo in quel frangente, è stata anche cruciale nell'iniziare ad affrontare il problema del mio rapporto con la creatività.

"Troveremo il modo di far uscire tutto questo" è stata la frase che ricorderò sempre come l'inizio di un processo di guarigione.

All'esondazione creativa controllata sono arrivata per gradi e di alcune tappe non sono pienamente consapevole (trattandosi di processi, per così dire, inconsci). Vi basti sapere che ho iniziato a godermi davvero la mia bambina, a riservare i giusti tempi da dedicare all'attività lavorativa, compatibili con le logiche dell'allattamento (che sto portando avanti con soddisfazione e gioia) e con le mie energie fisiche.

Mi è servito moltissimo anche meditare sulle idee, sui pensieri e sulle informazioni, per smettere di dar loro troppo peso: chiudo gli occhi, li osservo mentre arrivano: si ingrandiscono avvicinandosi; si fermano un istante in modo che io possa leggerli chiaramente; poi li vedo rimpicciolirsi e andarsene. Tutto il processo segue la corrente di un grosso fiume che scorre da destra verso sinistra. Io e la mia mente siamo il fiume, e quando il pensiero se ne va, resta solo lui, resto solo io. Osservo il suo fluire.

Mi è servito il suggerimento della mia coach Carlotta (che è stato solo uno dei mille consigli fighissimi che mi ha dato): "quando hai idee a cascata, scrivile".

Ho messo tutto nero su bianco... ed ho visto finalmente quante sono. Ho potuto considerarle con più razionalità solo facendo così. 

E poi ho accettato tutto di me. Da buona multipotenziale (ne parlo qui) ho diecimila interessi e sono una persona estremamente curiosa. Amo leggere e informarmi, e mi sono sentita più volte soffocata dalle informazioni che mi piovevano addosso dal web e sui social. Volevo seguire molti corsi, aumentare le mie competenze, le mie conoscenze e le mie abilità, ma non riuscivo ad iniziare nulla.

Dopo il percorso di cui vi parlato, ho ricominciato a giocare le mie carte, senza nascondermi per la vergogna e la paura di non essere all'altezza. Ho deciso di non strafare, ma di lasciarmi andare a nuove esperienze, portando nella mia vita le novità a piccole dosi. Mi sono data il permesso di fare, con sfrontatezza, cose che fra di loro non c'entrano (apparentemente) nulla, e di farle soprattutto per piacere, senza troppe aspettative, senza credere di potere e dovere diventare chissà chi. Mi sono concessa di interrompere un'attività fino al giorno seguente benché non fosse terminata. Ho organizzato la mia routine coinvolgendo i familiari e le persone in grado di aiutarmi, in modo da conciliare lavoro e famiglia (cosa che, però, ancora oggi si rivela piuttosto complessa).

Ho anche letto alcuni libri interessanti: per imparare a gestire le mie fantasie e  i miei obiettivi è stato utilissimo Io non penso positivo. Come realizzare i tuoi desideri di Gabriele Oettingen, mentre per ridimensionare il mio ego mi ha aiutata, oltre alla mitica coach di cui vi parlavo, la lettura di Intelligenza emotiva. Che cos'è e perché può renderci felici di Daniel Goleman. Per la creatività in sé, moltissimi sono i testi che possiedo e che conosco, ma il più scorrevole, illuminante e alla portata di tutti è: Big Magic di Elizabeth Gilbert (lo cito spesso, lo so!).

 

Non ero pronta a raccontarvi di questa esperienza, mi vergognavo un po' a dire il vero... ma sono felice di averlo fatto, e spero che la mia storia creativa vi sia utile.

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